La percezione dell’efficacia delle medicine alternative trova sostegno anche nella diffusione dei tanti luoghi comuni che sorgono tutte le volte che l’umanità si trova di fronte alla necessità di dare una spiegazione a fenomeni sconosciuti, come per esempio le malattie e il modo apparentemente misterioso con cui spesso ci colpiscono.
Si consideri, a titolo di esempio, la tendenza attuale di legittimare l’omeopatia attraverso un luogo comune diffusissimo tra i suoi sostenitori, e cioè la considerazione che essa non sia un placebo perché anche gli animali, apparentemente immuni a questo effetto, ne traggono giovamento. Alcuni si spingono a dare per dimostrata anche l’efficacia dei rimedi omeopatici sui neonati, anch’essi non in grado, secondo gli omeopati, di essere condizionati dall’effetto placebo, anche se non esiste nessuna traccia, nella letteratura scientifica, di studi effettuati su neonati affetti da qualche malattia seria (non quelle, naturalmente, che sono soggette a remissione spontanea) e che siano stati guariti dall’omeopatia. Eppure, il fascino di questi, che sono pii desideri, e non certo dati scientifici, fa sì che si diffondano come ogni affascinante leggenda metropolitana.
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Solo sull’ignoranza e la sua diffusione possono reggersi la maggior parte delle scuole di medicine alternative, di omeopatia e naturopatia oggi sul mercato. Quando si cerca di andare a fondo delle loro affermazioni, spesso ridicole o deliranti, ci si rende conto della povertà delle medesime, sotto tutti i punti di vista. Squarciare il velo dell’ignoranza richiede impegno di studio, e la conoscenza delle leggi, dei meccanismi e delle norme che regolano la ricerca della conoscenza. Senza la conoscenza dei principi della filosofia, dell’epistemologia, della metodologia della ricerca scientifica, senza lo studio delle basi fondamentali della biochimica e della psicologia, non è possibile contestare la massa di informazioni false, ingannevoli, prive di ogni fondamento, che la medicina alternativa ci riversa continuamente addosso, nel proprio esclusivo interesse a mantenere il pubblico nella disinformazione.
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